LA CREATIVITA' STA ARRIVANDO FINALMENTE A SCUOLA?
Per fortuna ci stiamo accorgendo che il mondo della scuola va rinnovato, e occorre puntare sullo sviluppo integrale della persona.
IN PARTICOLARE, è ESSENZIALE LAVORARE SULL'IMPLEMENTARE LE COMPETENZE NON COGNITIVE:
Le competenze non cognitive comprendono abilità emotive, sociali e
relazionali che incidono profondamente sui processi di apprendimento.
Parliamo, ad esempio, di resilienza, gestione dello stress, capacità
decisionali e consapevolezza di sé.
Le competenze non cognitive (o soft skills) sono abilità trasversali emotive, sociali e relazionali – quali resilienza, empatia, problem solving e gestione dello stress – fondamentali per l'apprendimento e la vita, non direttamente legate alle materie disciplinari.
Non sono innate, ma coltivabili a scuola (Legge 22/2025) per favorire
motivazione, inclusione e ridurre la dispersione scolastica.
Obiettivi: Inclusione, benessere degli studenti, successo formativo e riduzione della povertà educativa.
Le competenze non cognitive «includono i tratti della personalità, gli
aspetti del carattere e le dimensioni socio-emozionali» (Vittadini,
2017).
Caratteristiche e Principali Competenze Non Cognitive:
*Normativa in Italia:
La Legge n. 22 del 19 febbraio 2025 introduce la sperimentazione delle
competenze non cognitive nel sistema educativo per tre anni,
coinvolgendo docenti e scuole. La finalità della legge è quella di promuovere lo sviluppo armonico della persona, delle sue potenzialità e dei suoi talenti. L’art. 3 della legge prevede una specifica formazione dei docenti per lo
sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nelle attività
educative e didattiche. Per sostenere questo nuovo percorso formativo,
Il Ministero dell’Istruzione e del merito, è tenuto a predisporre un Piano straordinario di azioni formative,
di durata triennale, rivolto agli insegnanti delle scuole di ogni
ordine e grado, da attuare a decorrere dall’anno scolastico 2025-2026.
Il premio Nobel per l’economia nell’anno 2000, James Heckman, è stato tra i primi a distinguere le competenze cognitive (hard skills) da quelle trasversali (character skills), sottolineando l’importanza delle abilità non cognitive per la crescita del capitale umano e dell’apprendimento scolastico.
https://www.vivacemente.org/2014/11/creativita-e-plasticita-neuronale.html
LA CREATIVITA' NON è INNATA MA VA ALLENATA
Le 5 Potenzialità (o Benefici/Pilastri) dell'approccio di Heckman:
- Massimo Ritorno dell'Investimento (La Curva di Heckman):
Investire nella fascia 0-5 anni è l'investimento più economico ed
efficace. La "Curva di Heckman" mostra che intervenire precocemente
produce rendimenti molto più elevati rispetto a interventi in età
scolare o adulta, riducendo i costi sociali futuri (sanità,
criminalità).
- Sviluppo Integrato (Cognitivo e non): L'educazione di qualità non si limita alle abilità cognitive (QI, lettura), ma sviluppa le character skills
(abilità non cognitive o "soft skills"), fondamentali per il successo,
quali motivazione, perseveranza, autocontrollo e capacità relazionali.
- Riduzione delle Disuguaglianze:
I programmi di alta qualità nella prima infanzia aiutano a chiudere il
divario tra bambini provenienti da contesti svantaggiati e quelli
avvantaggiati, promuovendo una maggiore equità sociale fin dall'inizio.
- "Le Abilità producono Abilità" (Complementarità Dinamica):
Heckman dimostra che le competenze non sono statiche. Abilità acquisite
presto facilitano l'acquisizione di nuove abilità in seguito. Un buon
inizio crea una base solida per tutta la vita.
- Benefici Transgenerazionali ed Economici:
Investire nella prima infanzia non solo migliora la vita del bambino
(salute, istruzione, salario), ma crea una forza lavoro più qualificata e
produttiva, avvantaggiando l'intera economia e società.
Heckman
sottolinea che "iniziare a 3 o 4 anni è troppo poco e troppo tardi".
L'investimento deve essere basato su un'educazione di qualità che
coinvolga il bambino e la famiglia, in particolare nei primi anni di
vita.
“Investire in
educazione di qualità per l'infanzia e l'adolescenza genera benefici
sociali ed economici per la società; permette di far crescere adulti più
autonomi e capaci di impegnarsi nella vita in modo attivo”. (James Heckman)
Quindi è fondamentale inserire nei percorsi scolastici attività in cui "apprendere attraverso il fare" e l'esperienza diretta, quali laboratori di auto-ascolto come yoga, mindfullness, scuola di teatro (per imparare ad ascoltare sè stessi e gli altri e ad esprimersi), di tinkering, di creatività, di manipolazione, di lavoro di gruppo, visita a mostre e musei con laboratori creativi, spettacoli, contatto con la natura e gli animali... Non è più possibile restare alla scuola frontale dove "io parlo e tu ascolti, io insegno tu apprendi, io verifico", spesso con sovraccarico cognitivo, perchè non aiuta, anzi peggiora la situazione causando a volte dispersione scolastica.
Anche Daniela Lucangeli, nel suo meraviglioso libro "A mente accesa" sottolinea:
"Sono maestro quando sono persona che aiuta, incoraggia, non uno che ingozza di informazioni (mai digerite completamente), che valuta e svaluta, stressa i ragazzi con l'eccessivo carico prestazionale, rendendo la scuola un luogo fonte di malessere per la maggior parte degli studenti (studio**)...Anche i maestri d'altro canto sono sottoposti ad un enorme carico di incombenze non pertinenti alla loro professione; sono stressati dall'arousal emozionale per la continua attivazione emotiva e per la complessità del loro ruolo; frustrati dal debole riconoscimento sociale (da parte della comunità e delle istituzioni) del loro ruolo importantissimo nella formazione degli alunni a loro affidati."
**Daniela Lucangeli insegna Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione
all'Università di Padova, focalizzandosi su come emozioni e
intelligenza quantitativa supportino l'apprendimento, i disturbi dello
sviluppo e l'educazione inclusiva, integrando scienza e pratica per il benessere scolastico e il
potenziale umano, con un occhio di riguardo alle dinamiche emotive e
comunicative in classe
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PORTA LA SCUOLA AL MUSEO...Un articolo collegato:
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La scuola non può essere mera ISTRUZIONE. L'alunno non è un vaso vuoto da riempire.
"Il
bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere",
sottolinea che i bambini non sono contenitori passivi in cui inserire
nozioni, ma esseri attivi con un potenziale interiore unico, curiosità e
un desiderio innato di apprendere, che l'educazione deve valorizzare e
stimolare. celebre frase, spesso attribuita a Maria Montessori (e talvolta citata da Plutarco).
Questo approccio sposta il focus dall'insegnamento direttivo alla
creazione di un ambiente stimolante e alla costruzione di una relazione
di fiducia, permettendo al bambino di sviluppare fiducia in se stesso,
autonomia e amore per l'apprendimento.
Le relazioni e le differenze tra Istruzione,
Formazione e Educazione
Negli ultimi anni la pandemia ci ha costretti a rivedere le nostre priorità, e a pensare a come stanno i bambini e i ragazzi a scuola: molte persone si stanno interrogando sulla modalità di gestione della didattica della scuola pubblica, che per molti versi è ferma e rigida. Ma i bambini e i ragazzi stanno manifestando in ogni modo il loro disagio, allora forse dovremo iniziare ad ascoltarli...
Intanto propongo una riflessione sulle tematiche educative.
Che cos’è innanzitutto l’Istruzione?
L’istruzione
è un processo
di trasmissione e acquisizione di informazioni
come conoscenze, abilità e saperi disciplinari.
Si parla dunque genericamente di sistema di
istruzione per riferirsi all’istruzione scolastica nel suo
complesso.
istruzione = trasmissione degli aspetti più
nozionistici e misurabili dell’apprendimento, senza i quali la
formazione e l’educazione dell’individuo sarebbero limitati.
Cosa intendiamo invece quando parliamo di Formazione?
Una prima accezione, più generale e ampia, è quella
a cui fa riferimento il Decreto
Legislativo 16 aprile 1994, n. 297
o Testo Unico delle disposizioni
legislative in materia di istruzione che
all’articolo 2 afferma:
la libertà di
insegnamento nel promuovere, attraverso
un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della
personalità degli alunni.
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Formazione
come
processo di crescita culturale,
sociale e personale,
considerando la persona come il risultato di esperienze di vita che
ne plasmano il carattere, le inclinazioni, i comportamenti.
Formazione: aggiornamento del sapere per formare la persona nella
sua interezza.
**La formazione professionale si realizza in
modalità diverse a seconda dell’età dei destinatari
e ha assunto un carattere sempre più permanente nelle nostre società
(lifelong learning).
Formazione/Educazione
La tendenza generale è
comunque di non tenere completamente slegate Formazione ed
Educazione.
L’enfasi sta nel
mettere al centro l’educando
come soggetto attivo,
come nel termine tedesco Bildung,
identificando un
processo attraverso il quale l’individuo
prende forma
non in base a un mero
trasferimento di competenze e conoscenze
grazie al supporto del formatore, ma
come processo che presuppone la crescita culturale, lo sviluppo
personale e la relazione attiva
di scambio.
Che cosa significa Educazione?
Per
Educazione si intende generalmente
una
particolare attività umana che prevede la trasmissione
di conoscenze, competenze, abilità, prassi, valori
da parte di determinate figure e ruoli, da individui più esperti a
soggetti meno esperti o inesperti.
Può essere sufficiente la sola istruzione al giorno d'oggi?Certo che no.
La scuola deve ricordarsi non solo di ISTRUIRE ma anche di FORMARE i futuri cittadini. E anche di EDUCARE nel senso maieutico del termine, come E-Ducere: trarre il meglio, rinforzare le potenzialità insite in ogni alunno, nel rispetto della sua personalità.
Nelle Indicazioni Nazionali 2021 del MIUR si parla di aree di
COMPETENZA, si parla della scuola come scuola di TUTTI e scuola di
CIASCUNO, di COMUNITA' EDUCATIVA (eh sì, la formazione non è solo
responsabilità della scuola ma tutti noi dobbiamo attivarci per
migliorare la scuola, a partire dai genitori), si parla di VALORIZZARE l'esperienza e le competenze di ogni alunno, e poi ancora di attuare attività didattiche PERSONALIZZATE, attuare interventi adeguati nei riguardi delle diversità. Le indicazioni parlano anche di AMBIENTE DI APPRENDIMENTO, di lavorare per gruppi e con laboratori didattici e creativi.
Servirebbero più ambienti per diversificare le attività e per adeguare la didattica ai bisogni degli alunni:
Servono materiali, aule, personale di supporto (ad esempio per poter fare davvero un laboratorio con tutto il materiale e gli spazi da organizzare: spesso un solo insegnante con i numeri di alunni presenti oggi in aula ad esempio alle elementari, non riesce e il più delle volte rinuncia...) non si può pensare di tenere 20-25 allievi fermi e seduti a scrivere per 6-7 ore, come fossero dei contenitori da riempire: anche un adulto sarebbe in difficoltà... altrimenti i metodi educativi per fare questo devono essere per forza di cose coercitivi, punitivi, lontani dal poter dare ascolto alle potenzialità e alla diversità degli alunni.
La scuola deve cambiare, perchè gli alunni ne hanno il DIRITTO.
Anche i genitori sono chiamati a domandarsi cosa può migliorare nella scuola, cosa possiamo fare per migliorarla? Per il benessere dei nostri figli ma anche degli insegnanti.