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mercoledì 11 febbraio 2026

BAMBINI E BURATTINI: ESPRESSIONE DI SE'

 Ho scoperto l'importanza dei burattini nel rapporto con i bambini tramite un workshop molti anni fa, ma la scoperta più grande è stata quando mio figlio raccontava storie e metteva in scena fatti accaduti ricopiando esattamente lo stile, le modalità che aveva sentito in alcuen situazioni. Ma soprattutto ho scoperto l'importanza di burattini e pupazzi perchè..fanno parlare anche me! Il burattino è uno strumento vivo, ha voce propria, racconta quello che non riusciremo ad esprimere senza il suo prezioso aiuto.

Lavorare con i burattini per bambini ha l’obiettivo di aiutarli a raccontare sé stessi e le proprie emozioni.


 

Il burattino è uno strumento educativo molto potente per aiutare i bambini ad esprimersi, soprattutto a livello emotivo e comunicativo.

Ecco come e perché funziona:

🎭 1. Il burattino come “voce protetta”

Quando un bambino parla attraverso il burattino:

  • Non si espone direttamente.

  • Si sente meno giudicato.

  • Può dire cose che farebbe fatica a dire in prima persona.

Il burattino diventa una maschera sicura, una protezione che permette al bambino di raccontare emozioni, paure, desideri e conflitti.


🗣️ 2. Favorisce l’espressione verbale

Attraverso la voce del burattino il bambino:

  • Sperimenta nuovi vocaboli.

  • Costruisce frasi e dialoghi.

  • Impara a raccontare storie.

  • Allena l’intonazione e la modulazione della voce.

Spesso bambini timidi o con difficoltà linguistiche parlano più facilmente “facendo parlare” il burattino.


❤️ 3. Aiuta a esprimere le emozioni

Il burattino può:

  • Essere arrabbiato al posto del bambino.

  • Avere paura.

  • Essere geloso.

  • Essere triste o felice.

Il bambino proietta nel burattino ciò che sente, ma senza sentirsi direttamente coinvolto. Questo facilita la consapevolezza emotiva.


👥 4. Favorisce la relazione

Nel lavoro di gruppo:

  • I bambini dialogano tra burattini.

  • Si mettono nei panni degli altri.

  • Imparano l’ascolto e il turno di parola.

  • Sperimentano il conflitto e la soluzione.

Il burattino diventa un mediatore relazionale.


🧠 5. Stimola fantasia e creatività

Inventare una storia per il burattino:

  • Sviluppa immaginazione.

  • Rafforza il pensiero narrativo.

  • Aiuta a rielaborare esperienze vissute.

Spesso nelle storie emergono elementi della vita reale del bambino.


Il burattino:

  • Protegge

  • Media

  • Stimola

  • Libera la parola

È uno strumento prezioso sia in ambito educativo che terapeutico, perché permette al bambino di raccontarsi attraverso un altro, ma in realtà sta parlando di sé.

 


🎭 Il Teatro dei Burattini: uno strumento per raccontare sé stessi

Il teatro dei burattini è un’attività educativa ideale per i bambini perché permette loro di esprimere pensieri, emozioni e aspetti della propria personalità in modo ludico e creativo. I burattini diventano delle estensioni dei bambini: attraverso di essi, i piccoli possono dare voce a sentimenti e storie personali con naturalezza, senza sentirsi giudicati.

I burattini facilitano la comunicazione del mondo interiore, poiché fungono da mediatori tra i bambini e le emozioni che spesso non sanno ancora spiegare a parole. Essi aiutano a esternare stati d’animo, desideri e vissuti, favorendo così una maggiore consapevolezza di sé e degli altri. (zeroseiplanet.it)

Con i burattini si possono costruire storie inventate o legate alle esperienze dei bambini, stimolando l’immaginazione, l’empatia e la cooperazione con i compagni. Questo tipo di attività non serve solo a divertire: supporta lo sviluppo del linguaggio, della creatività e delle competenze sociali, rendendo il racconto di sé un’esperienza positiva e condivisa. (Centro Gioco Educativo)

Inoltre, i burattini possono servire anche per esplorare le emozioni in modo concreto: per esempio si possono usare marionette che rappresentano emozioni diverse per aiutare i bambini a riconoscerle, nominarle e parlarne


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 L'IMPORTANZA DELL'EDUCARE CON IL TEATRO A SCUOLA

Il teatro a scuola rappresenta uno strumento educativo di grande valore, capace di contribuire in modo significativo alla crescita personale, culturale e sociale degli studenti. Non si tratta soltanto di un’attività ricreativa, ma di un vero e proprio percorso formativo che coinvolge mente, corpo ed emozioni.

Attraverso il teatro, gli studenti imparano a esprimersi in modo più consapevole ed efficace. La recitazione aiuta a migliorare le capacità comunicative, arricchisce il linguaggio e rafforza la sicurezza in sé stessi. Parlare davanti a un pubblico, interpretare un personaggio o lavorare su un testo sviluppa competenze fondamentali come la dizione, l’ascolto attivo e la gestione delle emozioni.

Il teatro favorisce inoltre la collaborazione e il rispetto reciproco. Mettere in scena uno spettacolo richiede lavoro di squadra, organizzazione e senso di responsabilità. Ogni partecipante, dal protagonista a chi si occupa della scenografia o delle musiche, contribuisce alla riuscita del progetto comune. Questo insegna l’importanza della cooperazione e valorizza il ruolo di ciascuno all’interno del gruppo.

Dal punto di vista educativo, il teatro permette di approfondire argomenti scolastici in modo coinvolgente e creativo. Attraverso la rappresentazione di testi letterari, eventi storici o tematiche sociali, gli studenti possono comprendere meglio i contenuti studiati, sviluppando al tempo stesso spirito critico ed empatia.

Infine, il teatro è uno spazio inclusivo, in cui ogni studente può trovare il proprio modo di partecipare ed esprimersi. Aiuta a superare timidezze, a valorizzare talenti nascosti e a creare un clima di classe più unito e sereno.

In conclusione, il teatro a scuola non è soltanto un’attività artistica, ma un’esperienza educativa completa, capace di formare studenti più consapevoli, sicuri e collaborativi, pronti ad affrontare con maggiore fiducia le sfide del futuro.

giovedì 20 ottobre 2022

 LA DISCIPLINA DOLCE



Avete forse sentito parlare di disciplina dolce....

Cos'è?

Elena Cortinovis, pedagogista e autrice del libro "La guida definitiva sulla Disciplina dolce. Amarli incondizionatamente", ci fa conoscere la Disciplina dolce.

La Disciplina dolce è un approccio educativo empatico e rispettoso del bambino, che viene visto come portatore di bisogni. «Si basa sull'ascolto profondo del bambino - esordisce l'esperta - e sull'accoglienza delle sue emozioni e delle sue istanze. Così si impara davvero a conoscere il proprio figlio. Noi genitori spesso siamo convinti di conoscerlo a priori e invece non è così». La prima cosa da fare dunque è provare a capirlo come persona qual è, per non limitarsi a rispondere ad esigenze immediate (come ad esempio farlo smettere di gridare) ma per guardare al futuro e crescerlo autonomo, sicuro di sé e rispettato (e di conseguenza rispettoso): «Chiedetevi "Perché si comporta così? E come posso aiutarlo?". Questo metodo apre la comunicazione con il bambino, attraverso la pratica dell'alto contatto, della Comunicazione Non Violenta e della legittimazione delle emozioni proprie ed altrui».

Un link ad alcuni articoli:

https://elenacortinovis.com/la-disciplina-dolce-in-10-punti

Un articolo di Antonella Sagone, psicologa e IBLC, esperta in sostegno all'allattamento.

https://antonellasagone.it/2021/03/06/disciplina-dolce-non-e-dire-sempre-di-si/

 Pubblicazioni di A. Sagone:

https://antonellasagone.it/libri-e-pubblicazioni/

 

Bibliografia ulteriore:

Besame Mucho di Carlos Gonzales 

Bésame mucho si basa sul concetto che i bambini sono essenzialmente buoni, che le loro necessità affettive sono importanti e che noi genitori dobbiamo dare loro affetto, rispetto e attenzione. 

Carlos Gonzàlez ha il grande merito di mettersi esplicitamente e dichiaratamente dalla parte del bambino, anzi di mettersi nei suoi panni nelle varie situazioni, per difenderlo da quei preconcetti e modelli precostituiti che troppo spesso ispirano i libri di puericultura costituendone il punto di partenza e l'ispirazione generale. Una sorta di tacito assunto a priori che influenza i lettori-genitori, i quali finiscono col credere più alle parole dell'esperto di turno che al loro sentire più intimo e istintivo.

C'è una bella differenza a partire dall'idea che il bambino sia sostanzialmente "buono" e l'idea che invece sia un furbetto manipolatore pronto ad imbrogliarci, ad approfittare della situazione, a fare i "comodi suoi" (molti educatori professionisti e genitori nemmeno sono consapevoli di questa duplice tendenza solitamente inespressa).

C'è una bella differenza a trattarlo con affetto e rispetto praticando l'ascolto nei suoi confronti o investirlo con i nostri schemi e le nostre categorie mentali, fino a renderlo falso e ammutolirlo.

 

Carlos Gonzales è nato a Zaragoza nel 1960. Laureato in medicina a Barcellona, è stato pediatra in un ospedale della stessa città, dopodiché ha fondato l’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno. Da sempre, quindi, si interessa, dal punto di vista medico e umano, alle questioni più delicate legate alla maternità e alla crescita dei figli, ed è divenuto una voce autorevole in questo ambiente.

Allattamento, svezzamento ed educazione stanno al centro dei suoi studi: E la filosofia che sta al centro di tutto è molto semplice: per Carlos Gonzales i preconcetti suoi bambini vanno spazzati via per tornare a metterlo al centro del discorso come figura sociale. Non un adulto in piccolo da manipolare secondo le nostre conoscenze, è chiaro, ma un essere umano fatto e finito con i suoi ritmi, le sue esigenze e i suoi bisogno naturali, che sono in relazione con la sua specifica età e che non devono per forza essere visti in prospettiva del futuro, velocizzando le cose o impostando in vista di qualcosa di più.

 

Amarli senza se e senza ma: Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell’amore e della ragione di Alfie Kohn

Un libro per diventare a tutti gli effetti genitori senza se e senza ma, poiché uno dei bisogni fondamentali del bambino è proprio essere amato in maniera incondizionata ed essere accettato anche quando combina guai o fallisce: in sintesi, essere amato per quello che è e non per quello che fa.Una delle difficoltà maggiori è la tentazione di domare l'atteggiamento di opposizione dei figli alle nostre richieste, rischiando di trasformarli in burattini addomesticati o, al contrario, di provocare danni approvando tutto ciò che dicono e fanno. Allora, come farsi obbedire dai propri figli? Sistemi educativi quali punizioni, castighi, premi e altre forme di controllo inducono i nostri figli a credere di essere amati solo se ci compiacciono o ci colpiscono in modo favorevole. Nel suo libro Alfie Kohn si allontana dai messaggi veicolati da certi metodi convenzionali e ribalta la prospettiva, chiedendosi quali siano i bisogni dei nostri figli e come possiamo soddisfarli. L'autore suggerisce una serie di idee per allontanarsi da metodi abituali che prevedono l'imposizione di qualcosa ai bambini, per approcciarsi a modalità che portino invece alla collaborazione con loro.

 Alfie Kohn si occupa di rendere la ricerca sul comportamento umano, e in particolare gli studi sulle conseguenze dei metodi educativi, accessibile ad un pubblico generale. Il Time Magazine lo ha definito "il più schietto critico dell’educazione basata sui punteggi dei test." Le sue critiche hanno contribuito a formare il pensiero di educatori, genitori e dirigenti negli Stati Uniti e all'estero.

giovedì 26 maggio 2022

LA CREATIVITA' STA ARRIVANDO FINALMENTE A SCUOLA?

 

LA CREATIVITA' STA ARRIVANDO FINALMENTE A SCUOLA?

Per fortuna ci stiamo accorgendo che il mondo della scuola va rinnovato, e occorre puntare sullo sviluppo integrale della persona.

IN PARTICOLARE, è ESSENZIALE LAVORARE SULL'IMPLEMENTARE LE COMPETENZE NON COGNITIVE: 

Le competenze non cognitive comprendono abilità emotive, sociali e relazionali che incidono profondamente sui processi di apprendimento. Parliamo, ad esempio, di resilienza, gestione dello stress, capacità decisionali e consapevolezza di sé.

Le competenze non cognitive (o soft skills) sono abilità trasversali emotive, sociali e relazionali – quali resilienza, empatia, problem solving e gestione dello stress – fondamentali per l'apprendimento e la vita, non direttamente legate alle materie disciplinari. Non sono innate, ma coltivabili a scuola (Legge 22/2025) per favorire motivazione, inclusione e ridurre la dispersione scolastica.

Obiettivi: Inclusione, benessere degli studenti, successo formativo e riduzione della povertà educativa. 

Le competenze non cognitive «includono i tratti della personalità, gli aspetti del carattere e le dimensioni socio-emozionali» (Vittadini, 2017). 

Caratteristiche e Principali Competenze Non Cognitive:

*Normativa in Italia: La Legge n. 22 del 19 febbraio 2025 introduce la sperimentazione delle competenze non cognitive nel sistema educativo per tre anni, coinvolgendo docenti e scuole. La finalità della legge è quella di promuovere lo sviluppo armonico della persona, delle sue potenzialità e dei suoi talenti. L’art. 3 della legge prevede una specifica formazione dei docenti per lo sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nelle attività educative e didattiche. Per sostenere questo nuovo percorso formativo, Il Ministero dell’Istruzione e del merito, è tenuto a predisporre un Piano straordinario di azioni formative, di durata triennale, rivolto agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, da attuare a decorrere dall’anno scolastico 2025-2026. 

Il premio Nobel per l’economia nell’anno 2000, James Heckman, è stato tra i primi a distinguere le competenze cognitive (hard skills) da quelle trasversali (character skills), sottolineando l’importanza delle abilità non cognitive per la crescita del capitale umano e dell’apprendimento scolastico. 

 (https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/la-legge-sulle-competenze-non-cognitive)

 
https://www.vivacemente.org/2014/11/creativita-e-plasticita-neuronale.html

 LA CREATIVITA' NON è INNATA MA VA ALLENATA

Le 5 Potenzialità (o Benefici/Pilastri) dell'approccio di Heckman:
  1. Massimo Ritorno dell'Investimento (La Curva di Heckman): Investire nella fascia 0-5 anni è l'investimento più economico ed efficace. La "Curva di Heckman" mostra che intervenire precocemente produce rendimenti molto più elevati rispetto a interventi in età scolare o adulta, riducendo i costi sociali futuri (sanità, criminalità).
  2. Sviluppo Integrato (Cognitivo e non): L'educazione di qualità non si limita alle abilità cognitive (QI, lettura), ma sviluppa le character skills (abilità non cognitive o "soft skills"), fondamentali per il successo, quali motivazione, perseveranza, autocontrollo e capacità relazionali.
  3. Riduzione delle Disuguaglianze: I programmi di alta qualità nella prima infanzia aiutano a chiudere il divario tra bambini provenienti da contesti svantaggiati e quelli avvantaggiati, promuovendo una maggiore equità sociale fin dall'inizio.
  4. "Le Abilità producono Abilità" (Complementarità Dinamica): Heckman dimostra che le competenze non sono statiche. Abilità acquisite presto facilitano l'acquisizione di nuove abilità in seguito. Un buon inizio crea una base solida per tutta la vita.
  5. Benefici Transgenerazionali ed Economici: Investire nella prima infanzia non solo migliora la vita del bambino (salute, istruzione, salario), ma crea una forza lavoro più qualificata e produttiva, avvantaggiando l'intera economia e società.
Heckman sottolinea che "iniziare a 3 o 4 anni è troppo poco e troppo tardi". L'investimento deve essere basato su un'educazione di qualità che coinvolga il bambino e la famiglia, in particolare nei primi anni di vita.
 “Investire in educazione di qualità per l'infanzia e l'adolescenza genera benefici sociali ed economici per la società; permette di far crescere adulti più autonomi e capaci di impegnarsi nella vita in modo attivo”. (James Heckman)
 
Quindi è fondamentale inserire nei percorsi scolastici attività in cui "apprendere attraverso il fare" e l'esperienza diretta, quali laboratori di auto-ascolto come yoga, mindfullness, scuola di teatro (per imparare ad ascoltare sè stessi e gli altri e ad esprimersi), di tinkering, di creatività, di manipolazione, di lavoro di gruppo, visita a mostre e musei con laboratori creativi, spettacoli, contatto con la natura e gli animali... Non è più possibile restare alla scuola frontale dove "io parlo e tu ascolti, io insegno tu apprendi, io verifico", spesso con sovraccarico cognitivo, perchè non aiuta, anzi peggiora la situazione causando a volte dispersione scolastica.
 
Anche Daniela Lucangeli, nel suo meraviglioso libro "A mente accesa" sottolinea:
 
"Sono maestro quando sono persona che aiuta, incoraggia, non uno che ingozza di informazioni (mai digerite completamente), che valuta e svaluta, stressa i ragazzi con l'eccessivo carico prestazionale, rendendo la scuola un luogo fonte di malessere per la maggior parte degli studenti (studio**)...Anche i maestri d'altro canto sono sottoposti ad un enorme carico di incombenze non pertinenti alla loro professione; sono stressati dall'arousal emozionale per la continua attivazione emotiva e per la complessità del loro ruolo; frustrati dal debole riconoscimento sociale (da parte della comunità e delle istituzioni) del loro ruolo importantissimo nella formazione degli alunni a loro affidati." 

**Daniela Lucangeli insegna Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione all'Università di Padova, focalizzandosi su come emozioni e intelligenza quantitativa supportino l'apprendimento, i disturbi dello sviluppo e l'educazione inclusiva, integrando scienza e pratica per il benessere scolastico e il potenziale umano, con un occhio di riguardo alle dinamiche emotive e comunicative in classe
 
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Leggi anche questo articolo sul laboratorio creativo: https://rossellagiaon.blogspot.com/search?q=creativit%C3%A0

PORTA LA SCUOLA AL MUSEO...Un articolo collegato: 

https://mdbr.it/news/competenze-non-cognitive-a-scuola/ 

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La scuola non può essere mera ISTRUZIONE. L'alunno non è un vaso vuoto da riempire.

"Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere", sottolinea che i bambini non sono contenitori passivi in cui inserire nozioni, ma esseri attivi con un potenziale interiore unico, curiosità e un desiderio innato di apprendere, che l'educazione deve valorizzare e stimolare.celebre frase, spesso attribuita a Maria Montessori (e talvolta citata da Plutarco).

Questo approccio sposta il focus dall'insegnamento direttivo alla creazione di un ambiente stimolante e alla costruzione di una relazione di fiducia, permettendo al bambino di sviluppare fiducia in se stesso, autonomia e amore per l'apprendimento. 

 

 

Le relazioni e le differenze tra Istruzione, Formazione e Educazione

Negli ultimi anni la pandemia ci ha costretti a rivedere le nostre priorità, e a pensare a come stanno i bambini e i ragazzi a scuola: molte persone si stanno interrogando sulla modalità di gestione della didattica della scuola pubblica, che per molti versi è ferma e rigida. Ma i bambini e i ragazzi stanno manifestando in ogni modo il loro disagio, allora forse dovremo iniziare ad ascoltarli...

 Intanto propongo una riflessione sulle tematiche educative.

Che cos’è innanzitutto l’Istruzione?

L’istruzione è un processo di trasmissione e acquisizione di informazioni come conoscenze, abilità e saperi disciplinari.

Si parla dunque genericamente di sistema di istruzione per riferirsi all’istruzione scolastica nel suo complesso.

istruzione = trasmissione degli aspetti più nozionistici e misurabili dell’apprendimento, senza i quali la formazione e l’educazione dell’individuo sarebbero limitati. 

Cosa intendiamo invece quando parliamo di Formazione?

Una prima accezione, più generale e ampia, è quella a cui fa riferimento il Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 o Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione che all’articolo 2 afferma:

la libertà di insegnamento nel promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni.
--> Formazione come processo di crescita culturale, sociale e personale, considerando la persona come il risultato di esperienze di vita che ne plasmano il carattere, le inclinazioni, i comportamenti.

Formazione: aggiornamento del sapere per formare la persona nella sua interezza.

**La formazione professionale si realizza in modalità diverse a seconda dell’età dei destinatari e ha assunto un carattere sempre più permanente nelle nostre società (lifelong learning). 

Formazione/Educazione

La tendenza generale è comunque di non tenere completamente slegate Formazione ed Educazione.  

L’enfasi sta nel mettere al centro l’educando come soggetto attivo, come nel termine tedesco Bildung, identificando un processo attraverso il quale l’individuo prende forma non in base a un mero trasferimento di competenze e conoscenze grazie al supporto del formatore, ma come processo che presuppone la crescita culturale, lo sviluppo personale e la relazione attiva di scambio.

Che cosa significa Educazione?

Per Educazione si intende generalmente una particolare attività umana che prevede la trasmissione di conoscenze, competenze, abilità, prassi, valori da parte di determinate figure e ruoli, da individui più esperti a soggetti meno esperti o inesperti.

Può essere sufficiente la sola istruzione al giorno d'oggi?Certo che no. 

La scuola deve ricordarsi non solo di ISTRUIRE ma anche di FORMARE i futuri cittadini. E anche di EDUCARE nel senso maieutico del termine, come E-Ducere: trarre il meglio, rinforzare le potenzialità insite in ogni alunno, nel rispetto della sua personalità.

Nelle Indicazioni Nazionali 2021 del MIUR si parla di aree di COMPETENZA, si parla della scuola come scuola di TUTTI e scuola di CIASCUNO, di COMUNITA' EDUCATIVA (eh sì, la formazione non è solo responsabilità della scuola ma tutti noi dobbiamo attivarci per migliorare la scuola, a partire dai genitori), si parla di VALORIZZARE l'esperienza e le competenze di ogni alunno, e poi ancora di attuare attività didattiche PERSONALIZZATE, attuare interventi adeguati nei riguardi delle diversità. Le indicazioni parlano anche di AMBIENTE DI APPRENDIMENTO, di lavorare per gruppi e con laboratori didattici e creativi.

Servirebbero più ambienti per diversificare le attività e per adeguare la didattica ai bisogni degli alunni: 

Servono materiali, aule, personale di supporto (ad esempio per poter fare davvero un laboratorio con tutto il materiale e gli spazi da organizzare: spesso un solo insegnante con i numeri di alunni presenti oggi in aula ad esempio alle elementari, non riesce e il più delle volte rinuncia...) non si può pensare di tenere 20-25 allievi fermi e seduti a scrivere per 6-7 ore, come fossero dei contenitori da riempire: anche un adulto sarebbe in difficoltà... altrimenti i metodi educativi per fare questo devono essere per forza di cose coercitivi, punitivi, lontani dal poter dare ascolto alle potenzialità e alla diversità degli alunni.

La scuola deve cambiare, perchè gli alunni ne hanno il DIRITTO.

Anche i genitori sono chiamati a domandarsi cosa può migliorare nella scuola, cosa possiamo fare per migliorarla? Per il benessere dei nostri figli ma anche degli insegnanti.


 

martedì 10 ottobre 2017

Come fare una lettura animata

Come fare una lettura animata




Un grande gesto d'amore? Un adulto che legge una storia, per condividere emozioni, parole, storie, momenti di vita vera e narrata

Se riesci a far innamorare i bambini di un libro, o due, o tre, cominceranno a pensare che leggere è un divertimento... E leggere è uno dei piaceri e uno degli strumenti più grandi della nostra vita" (Roald Dahl)


Sono lettrice e narratrice da una decina d'anni, ho scoperto questa grande passione, che coltivavo senza saperlo fin dall'infanzia. Mi occupo anche di letteratura per l'infanzia, che amo condividere con i bambini e con chi ama il libro come strumento di comunicazione e di scoperta.
Ho conosciuto e condiviso storie con i bambini di mezzo Veneto e anche un po oltre.
Con grande gioia.



La lettura animata, se proposta con passione, giunge al cuore dei bambini che si divertono, lavorano con l’immaginazione, e apprendono allo stesso tempo.

Leggere ad alta voce e promuovere la lettura sono diventati prioritari per me per trasmettere emozioni, parole, cultura, nonché generare modalità di copyng nelle persone che vogliono lasciarsi trasportare dal gusto di narrare storie ai propri figli anche a casa. La promozione della lettura ha un valore sociale, culturale e di prevenzione del disagio.

Come si fa a coinvolgere i piccoli lettori-ascoltatori?
Non esiste una formula magica per riuscire a interessare e coinvolgere i piccoli ascoltatori ma i consigli per leggere ai bambini in modo efficace sono:  curare la scelta del libro, l’espressività della voce e dello sguardo, la capacità di interagire empaticamente con i bambini, la volontà di farli sentire a proprio agio.
Sicuramente mettere tutta la propria passione e il coinvolgimento nella storia è indispensabile per conquistare i bambini e per rendere la lettura viva e autentica, e per condividere le emozioni della storia.

Le  letture che propongo non hanno una struttura fissa, ma cerco di adattarle al luogo, al tempo e soprattutto a chi ascolta. È una lettura partecipata.
Solitamente la durata di una lettura è di un’ora.

L’aspetto più bello di questa attività è la condivisione e l’incontro con i bambini stessi. I libri sono un mezzo per inventare e creare, aiutano soprattutto a parlare con i bambini, che attraverso un linguaggio fantastico e immaginativo rivivono eventi, rielaborano emozioni. I libri e le storie vengono usati in modo che i bambini parlino di loro attraverso la parola, attraverso disegni, attraverso il gioco-teatro.



Come si sceglie un libro per una lettura animata?

La scelta dei libri dipende dall’età dei bambini, dai contesti in cui mi trovo a leggere e dagli obiettivi dell’incontro. Prediligo libri ironici e umoristici, libri con storie dalla parte dei bambini e delle bambine, in cui essi si possono identificare positivamente, con finali aperti che aprano alle domande o a futuri possibili.
Cerco sempre di dar voce a diverse tipologie di libri, per permettere ai bambini di godere della maggiore varietà possibile e incontrare parole nuove e sonore, illustrazioni di qualità che aprono alla meraviglia e alla curiosità.

In valigia tengo sempre un'ampia scelta di libri per ogni età, filastrocche, libri interattivi, piccole storie, fiabe, albi, albi senza parole che, a seconda dell’età dei bambini, cambiano.


Con i gruppi classe della scuola primaria e secondaria l’attenzione invece è rivolta al libro e all’autore, o agli autori, e ai percorsi presi in esame. 

 

Alcuni consigli di albi illustrati.

 MOLLY E MAE




Molly conta,
poi trova Mae sotto la panchina
e si mettono a ridere.
Conta Mae...
e trova Molly nascosta nell'edicola.
La mamma invece le sorprende che giocano
con la gomma da masticare.
Le sgrida.
Ma è troppo tardi,
si sono già appiccicate."






di Danny Parker e Freya Blackwood, Terre di mezzo

 
L'amicizia è come un viaggio, a volte partiamo con grande entusiasmo, a volte con un po di titubanza; tra discese e salite, tra risate e incomprensioni...

Ma l'amicizia tra due bambini è entusiasmo, è gioia immediata, è godere del presente assoluto.

Molly e Mae sono due bambine che si incontrano in una stazione ferroviaria e condividono un lungo viaggio in treno; giocano e si divertono, disturbano gli altri passeggeri, fanno merenda e si dicono qualche parola di troppo, ma sempre insieme, anche quando il treno arriva a destinazione loro scendono, insieme, per mano. 

 
«Molly conta, poi trova Mae sotto la panchina e si mettono a ridere. Conta Mae… e trova Molly nascosta nell’edicola». E naturalmente giocano!

Danny Parker riesce a raccontare L'AMICIZIA in modo simbolico, senza retorica, facendo parlare le azioni e le illustrazioni chiare, fresche, poetiche come il sentimento gioioso di due bambine.
Un libro in cui i bambini si riconosceranno, ma che può toccare il cuore anche dell'adulto...