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giovedì 20 ottobre 2022

 LA DISCIPLINA DOLCE



Avete forse sentito parlare di disciplina dolce....

Cos'è?

Elena Cortinovis, pedagogista e autrice del libro "La guida definitiva sulla Disciplina dolce. Amarli incondizionatamente", ci fa conoscere la Disciplina dolce.

La Disciplina dolce è un approccio educativo empatico e rispettoso del bambino, che viene visto come portatore di bisogni. «Si basa sull'ascolto profondo del bambino - esordisce l'esperta - e sull'accoglienza delle sue emozioni e delle sue istanze. Così si impara davvero a conoscere il proprio figlio. Noi genitori spesso siamo convinti di conoscerlo a priori e invece non è così». La prima cosa da fare dunque è provare a capirlo come persona qual è, per non limitarsi a rispondere ad esigenze immediate (come ad esempio farlo smettere di gridare) ma per guardare al futuro e crescerlo autonomo, sicuro di sé e rispettato (e di conseguenza rispettoso): «Chiedetevi "Perché si comporta così? E come posso aiutarlo?". Questo metodo apre la comunicazione con il bambino, attraverso la pratica dell'alto contatto, della Comunicazione Non Violenta e della legittimazione delle emozioni proprie ed altrui».

Un link ad alcuni articoli:

https://elenacortinovis.com/la-disciplina-dolce-in-10-punti

Un articolo di Antonella Sagone, psicologa e IBLC, esperta in sostegno all'allattamento.

https://antonellasagone.it/2021/03/06/disciplina-dolce-non-e-dire-sempre-di-si/

 Pubblicazioni di A. Sagone:

https://antonellasagone.it/libri-e-pubblicazioni/

 

Bibliografia ulteriore:

Besame Mucho di Carlos Gonzales 

Bésame mucho si basa sul concetto che i bambini sono essenzialmente buoni, che le loro necessità affettive sono importanti e che noi genitori dobbiamo dare loro affetto, rispetto e attenzione. 

Carlos Gonzàlez ha il grande merito di mettersi esplicitamente e dichiaratamente dalla parte del bambino, anzi di mettersi nei suoi panni nelle varie situazioni, per difenderlo da quei preconcetti e modelli precostituiti che troppo spesso ispirano i libri di puericultura costituendone il punto di partenza e l'ispirazione generale. Una sorta di tacito assunto a priori che influenza i lettori-genitori, i quali finiscono col credere più alle parole dell'esperto di turno che al loro sentire più intimo e istintivo.

C'è una bella differenza a partire dall'idea che il bambino sia sostanzialmente "buono" e l'idea che invece sia un furbetto manipolatore pronto ad imbrogliarci, ad approfittare della situazione, a fare i "comodi suoi" (molti educatori professionisti e genitori nemmeno sono consapevoli di questa duplice tendenza solitamente inespressa).

C'è una bella differenza a trattarlo con affetto e rispetto praticando l'ascolto nei suoi confronti o investirlo con i nostri schemi e le nostre categorie mentali, fino a renderlo falso e ammutolirlo.

 

Carlos Gonzales è nato a Zaragoza nel 1960. Laureato in medicina a Barcellona, è stato pediatra in un ospedale della stessa città, dopodiché ha fondato l’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno. Da sempre, quindi, si interessa, dal punto di vista medico e umano, alle questioni più delicate legate alla maternità e alla crescita dei figli, ed è divenuto una voce autorevole in questo ambiente.

Allattamento, svezzamento ed educazione stanno al centro dei suoi studi: E la filosofia che sta al centro di tutto è molto semplice: per Carlos Gonzales i preconcetti suoi bambini vanno spazzati via per tornare a metterlo al centro del discorso come figura sociale. Non un adulto in piccolo da manipolare secondo le nostre conoscenze, è chiaro, ma un essere umano fatto e finito con i suoi ritmi, le sue esigenze e i suoi bisogno naturali, che sono in relazione con la sua specifica età e che non devono per forza essere visti in prospettiva del futuro, velocizzando le cose o impostando in vista di qualcosa di più.

 

Amarli senza se e senza ma: Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell’amore e della ragione di Alfie Kohn

Un libro per diventare a tutti gli effetti genitori senza se e senza ma, poiché uno dei bisogni fondamentali del bambino è proprio essere amato in maniera incondizionata ed essere accettato anche quando combina guai o fallisce: in sintesi, essere amato per quello che è e non per quello che fa.Una delle difficoltà maggiori è la tentazione di domare l'atteggiamento di opposizione dei figli alle nostre richieste, rischiando di trasformarli in burattini addomesticati o, al contrario, di provocare danni approvando tutto ciò che dicono e fanno. Allora, come farsi obbedire dai propri figli? Sistemi educativi quali punizioni, castighi, premi e altre forme di controllo inducono i nostri figli a credere di essere amati solo se ci compiacciono o ci colpiscono in modo favorevole. Nel suo libro Alfie Kohn si allontana dai messaggi veicolati da certi metodi convenzionali e ribalta la prospettiva, chiedendosi quali siano i bisogni dei nostri figli e come possiamo soddisfarli. L'autore suggerisce una serie di idee per allontanarsi da metodi abituali che prevedono l'imposizione di qualcosa ai bambini, per approcciarsi a modalità che portino invece alla collaborazione con loro.

 Alfie Kohn si occupa di rendere la ricerca sul comportamento umano, e in particolare gli studi sulle conseguenze dei metodi educativi, accessibile ad un pubblico generale. Il Time Magazine lo ha definito "il più schietto critico dell’educazione basata sui punteggi dei test." Le sue critiche hanno contribuito a formare il pensiero di educatori, genitori e dirigenti negli Stati Uniti e all'estero.

giovedì 26 maggio 2022

LA CREATIVITA' STA ARRIVANDO FINALMENTE A SCUOLA?

Competenze Non Cognitive a Scuola e Creatività: la Legge 22/2025 e il Modello Heckman
La creatività sta arrivando finalmente tra i banchi? Per fortuna ci stiamo accorgendo che il mondo della scuola va rinnovato profondamente, puntando sullo sviluppo integrale della persona. In questo scenario, diventa essenziale lavorare sull'implementazione delle competenze non cognitive (soft skills o character skills).
Le nuove linee guida della didattica ci ricordano che la scuola non può limitarsi alla mera istruzione frontale. Dobbiamo ripensare l'apprendimento unendo le scoperte delle neuroscienze, l'educazione emotiva e l'esperienza pratica.

https://www.vivacemente.org/2014/11/creativita-e-plasticita-neuronale.html

 Cosa sono le competenze non cognitive e perché sono fondamentali?

Le competenze non cognitive comprendono abilità emotive, sociali e relazionali che incidono profondamente sui processi di apprendimento e sulla vita. Non sono affatto tratti innati, ma abilità trasversali coltivabili in classe (come sancito dalla recente Legge 22/2025). Lavorare su questi aspetti permette di aumentare la motivazione, favorire l'inclusione scolastica e ridurre drasticamente la dispersione scolastica.
Come evidenziato dagli esperti (Vittadini, 2017), queste abilità «includono i tratti della personalità, gli aspetti del carattere e le dimensioni socio-emozionali». Nello specifico, si dividono in quattro macro-aree:
  • Gestione delle emozioni: Autoregolazione emotiva e gestione dello stress in classe.
  • Consapevolezza di sé: Motivazione intrinseca, perseveranza, autostima e proattività.
  • Competenze socio-relazionali: Empatia, capacità di collaborare, comunicazione efficace e lavoro di gruppo.
  • Abilità cognitive applicate: Pensiero critico, problem solving e creatività.
La normativa in Italia: La Legge n. 22 del 19 febbraio 2025
Il riconoscimento istituzionale di queste abilità è ormai realtà. La Legge 22/2025 ha introdotto la sperimentazione triennale delle competenze non cognitive nel sistema educativo italiano, coinvolgendo attivamente docenti e scuole per promuovere lo sviluppo armonico delle potenzialità e dei talenti di ciascun alunno.
L’art. 3 della legge prevede una specifica formazione dei docenti. Per sostenerla, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha predisposto un Piano straordinario di azioni formative, di durata triennale, rivolto agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, da attuare a decorrere dall’anno scolastico 2025-2026.
Il Modello di James Heckman e l'investimento nella prima infanzia
Il Premio Nobel per l’economia James Heckman è stato tra i primi a distinguere le competenze cognitive (hard skills) da quelle trasversali (character skills), dimostrando l’importanza delle abilità non cognitive per la crescita del capitale umano e dell’apprendimento scolastico.
Il suo approccio si basa su 5 pilastri fondamentali:
  1. La Curva di Heckman (Massimo Ritorno dell'Investimento): Investire nella fascia d'età 0-5 anni è l'intervento economicamente più efficace. Intervenire precocemente produce rendimenti molto più elevati rispetto a interventi in età scolare o adulta, riducendo i futuri costi sociali (sanità, criminalità).
  2. Sviluppo Integrato: Un'educazione di qualità non si limita alle abilità cognitive (QI, lettura), ma sviluppa in modo sinergico le character skills (motivazione, perseveranza, autocontrollo e capacità relazionali).
  3. Riduzione delle Disuguaglianze: I programmi ad alta qualità nella prima infanzia aiutano a chiudere il divario tra bambini provenienti da contesti svantaggiati e quelli avvantaggiati, promuovendo l'equità sociale fin dall'inizio.
  4. Complementarità Dinamica ("Le abilità producono abilità"): Le competenze non sono statiche. Le abilità acquisite presto facilitano l'acquisizione di nuove competenze in futuro, creando una base solida per tutta la vita.
  5. Benefici Transgenerazionali ed Economici: Crescere adulti più autonomi non solo migliora la vita del singolo (salute, istruzione, salario), ma crea una forza lavoro più qualificata e produttiva, avvantaggiando l'intera economia.
Come ricordava lo stesso economista, "iniziare a 3 o 4 anni è spesso troppo poco e troppo tardi". L'investimento deve basarsi su un'educazione di qualità che coinvolga attivamente il bambino e la famiglia.
Creatività, Plasticità Neuronale e Rinnovamento Didattico
La creatività non è un dono innato ma un'abilità che si allena tramite il pensiero divergente, stimolando la fantasia e filtrandola con la logica (maggiori approfondimenti sul sito di Annamaria Testa: Nuovo e Utile). Questo processo si regge sulla plasticità neuronale, che richiede un equilibrio omeostatico compromesso da stress o disagi emotivi. Per favorire l'apprendimento, la didattica deve superare il modello rigido della scuola frontale trasformandosi da trasmissione nozionistica in un'esperienza formativa attiva, come ricordano le parole di Maria Montessori e la riflessione della professoressa Daniela Lucangeli sull'evitare carichi prestazionali stressanti.
Per realizzare una scuola dell'esperienza si propongono:

 Leggi anche questo articolo sul laboratorio creativo: https://rossellagiaon.blogspot.com/search?q=creativit%C3%A0

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 Oltre la mera istruzione: Formare i cittadini di domani

La scuola non può essere ridotta a semplice istruzione. L'alunno non è un contenitore passivo. Come esprime la celebre frase spesso attribuita a Maria Montessori (e ispirata a Plutarco): "Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere". Questo approccio sposta il focus dall'insegnamento direttivo alla creazione di un ambiente stimolante, basato su una relazione di fiducia che permette al bambino di sviluppare autonomia e amore per l'apprendimento.
Nelle Indicazioni Nazionali del MIUR, la scuola viene definita come la "scuola di tutti e scuola di ciascuno", una vera e propria comunità educativa in cui la formazione non è responsabilità esclusiva degli insegnanti, ma richiede l'attivazione dell'intera comunità, a partire dai genitori. I testi ministeriali parlano chiaro: bisogna valorizzare l'esperienza, attuare una didattica personalizzata, progettare interventi adeguati alle diversità e strutturare un ambiente di apprendimento laboratoriale e creativo.
Di cosa ha bisogno la scuola per cambiare davvero?
Per diversificare le attività e adeguarle ai bisogni reali degli alunni, servono interventi concreti:
  • Spazi e materiali idonei: Nuovi ambienti per organizzare laboratori didattici efficaci.
  • Personale di supporto: Un solo insegnante, con le classi numerose di oggi (specialmente alla scuola primaria), spesso si trova in difficoltà e rischia di dover rinunciare ai progetti creativi.
  • Superamento della coercizione: Non si può pensare di tenere 20-25 allievi fermi e seduti a scrivere per 6-7 ore di fila. Un carico del genere metterebbe in difficoltà persino un adulto. Senza spazi e supporto adeguati, i metodi educativi rischiano di diventare coercitivi e punitivi, allontanandosi dal dare ascolto alle potenzialità della classe.
La pandemia ci ha costretti a rivedere le priorità e a interrogarci su come stiano davvero i bambini e i ragazzi a scuola. Molti studenti manifestano il loro disagio in ogni modo: è nostro dovere iniziare ad ascoltarli. La scuola deve cambiare, perché gli alunni ne hanno il diritto. Il cambiamento è fondamentale sia per il benessere dei nostri figli, sia per quello degli insegnanti.
Articolo a cura di Rossella Giaon
Pedagogista, Atelierista, Storyteller
 
rossella.giaon@gmail.com