Cerca nel blog

venerdì 29 agosto 2014

Come mantenere unita la coppia dopo la nascita del primo figlio



Il vostro sogno diventa finalmente realtà: il vostro bimbo è arrivato. Dopo il primo periodo di euforia circondati da parenti e amici festosi, nei mesi a seguire i neo genitori devono fare i conti la vita rivoluzionata: bisogna trovare un nuovo equilibrio.

Lo avete desiderato tantissimo. E' un bel bambino, che bello! Il primo periodo è un tornado di emozioni e felicità.Ma poi iniziano notti insonni, pianti improvvisi, immotivati.Che cosa avrà?la mamma fa di tutto per comprendere alleviare, risolvere i problemi.
Nei primi mesi sappiamo che è molto forte il legame mamma-neonato, quasi esclusivo. E questo piccolo, adorabile..terzo incomodo però fa vacillare la coppia abituata a vivere centrata sui bisogni di solo due persone.
Prima di tutto è bene tener presente che insieme al neonato nascono due genitori, che probabilmente non hanno mai avuto a che fare con pannolini e bagnetti profumati, pappe e ritmi di poppate notturne.




Alcuni studi rivelano che una coppia su tre entra in crisi dopo l’arrivo del primo figlio. Spesso viene detto per tranquillizzare i futuri genitori in trepidante attesa che “non cambierà niente”, che “sarà il bambino ad adattarsi e non noi a lui” e giù altre frasi  simili.
E' un grosso errore: perché non è vero che non cambia niente: cambia tutto. Non è vero che si il bimbo si adatterà alla tua vita: è la coppia che deve adattarsi ai ritmi di vita di un neonato. Ritmi di vita basilari - nanna, pappa, cacca, coccole - ma che nella loro apparente banalità richiedono a una coppia che prima gestiva il tempo in modo molto elastico, di darsi una regolata, di fissare delle regole.
In altre parole di adattarsi alle necessità basilari ma non rinviabili di un neonato. Pena un bambino isterico, piangente, arrabbiato. E allora sì che si va in crisi.
Con ciò non significa annullarsi come coppia o come persone, ma soprattutto nel primo periodo di adattamento è bene caricarsi di pazienza, saggezza zen, flessibilità e buonumore per affrontare la sfida del diventare famiglia.

E' possibile salvare la coppia dall'arrivo di un bambino? Certo, con molta pazienza e amore reciproco, anche se a volte sembra essere davvero un’impresa difficile. I neonati piangono, non dormono, pretendono, catalizzano coccole, attenzione e amore. Un uragano che si abbatte sulla coppia che spesso arriva all'evento spesso impreparata.
Il risultato? Invece di godersi quei primi meravigliosi (e difficilissimi) mesi si finisce per litigare come matti. E il bambino, che assorbe come una spugna le tensioni, risponde con nervosismo, insonnia, coliche.

L’impatto che la nascita di un bambino ha sulla relazione di coppia è molto forte: la cura del bambino, la ridistribuzione del lavoro domestico, la gestione del tempo libero e del tempo comune devono essere, infatti, ridefiniti e rinegoziati, tenendo conto di nuove esigenze. I coniugi devono trovare nuovi modi di comunicare e gestire i conflitti, devono imparare a interagire come madre e padre dei propri figli: la loro nascita, infatti, genera modi di pensare diversi.
I conflitti in questo caso sono, tuttavia, destabilizzanti solo se gestiti in maniera rigida o se non vi è dialogo.

(rif.“Diventare famiglia. La nascita del primo figlio”. – (a cura di) Wilma Binda – Ed. Franco Angeli – Milano, 2000)



Insomma, agli amici che scoprono di aspettare un bambino è meglio suggerire che ci saranno dei grossi cambiamenti, per essere consapevoli di ciò che sta accadendo aiuta ad affrontare l’arrivo di un bambino  lucidità e maturità.

Qualche consiglio per mantenere unita la coppia dal sito BBC:

- Comunicare è la chiave per superare la fase difficile: parlarsi, progettare, organizzarsi, manifestare sentimenti e difficoltà, consolarsi e sostenersi a vicenda.
- Ma anche: passare del tempo insieme, anche se non è come prima, anche se sembra poco e sembra rubato. E’ tempo prezioso e va trovato (e goduto) assolutamente.
- Fare piccoli progetti per la famiglia e organizzare uscite e programmi da fare insieme.
- Condividere insieme e verbalizzare sogni e speranze.
- Chiedere ciò di cui si ha bisogno: smettiamola (soprattutto noi donne) di pensare che il nostro compagno debba saperci leggere nella mente e anticipare i nostri bisogni. Chiediamo senza farci tanti problemi.
- Parlare di soldi insieme e ipotizzare un budget familiare nuovo.
- Trovare occasione per ridere insieme.

Sono consigli semplici ma efficaci. E poi, è necessario avere pazienza e continuare ad amarsi e ricordare che i primi tempi possono essere difficili ma passeranno: per diventare genitori bisogna allenarsi piano piano, e dare tempo alla coppia di riassestarsi su nuovi equilibri.

Vedi anche:
http://mammanews.blogspot.it

lunedì 5 maggio 2014

Utilità della lettura ad alta voce

Perchè leggere un libro a bambini piccolissimi?



Leggere e narrare a un bambino ha effetti molto positivi sulla sua salute, sul suo sviluppo cognitivo ed emotivo.
Numerose ricerche hano evidenziato l'importanza cruciale della voce che parla e narra nei primissimi mesi di vita del bambino:
"Gli stimoli uditivi provenienti dall’esposizione alla parola, quindi, hanno un’implicazione primaria nell’apprendimento del linguaggio, che incomincia già in età precoce, quando ancora il neonato non è in grado di fornire una risposta adeguata." (articolo su http://rossellagiaon.blogspot.it/2017/09/come-i-bambini-imparano-parlare.html)

Nei piccoli inoltre, ascoltare libri letti a voce alta, stimola i neuroni e aiuta a moderare comportamenti anti-sociali:
è una vera prevenzione per il futuro dei nostri bambini.

Leggere fiabe e filastrocche a un bambino, meglio se è ancora molto piccolo, fa bene a lui e....anche ai genitori!




E’ DOLCE ADDORMENTARSI ASCOLTANDO UNA VOCE CHE LEGGE O
RACCONTA!

Utilità della lettura ad alta voce


Studi effettuati sull’importanza dell’early literacy, ( precoce sviluppo linguistico del bambino) ha permesso di stabilire che:

 
ñ Il 50% del cervello degli esseri umani si sviluppa nei primi quattro anni di vita

ñ Nei primi cinque anni di vita il bambino è un vero e proprio “genio linguistico”. La sua capacità di imparare parole nuove e assimilare strutture linguistiche non ha confronto con le capacità di cui sarà in possesso negli anni successivi

ñ I bambini a cui viene regolarmente letto fin da quando nascono diventano lettori migliori:

 - spesso arrivano a scuola sapendo già leggere
 - possiedono un vocabolario più ricco,
       - sono in grado di comprendere narrazioni complesse
 - sanno meglio esprimere il proprio pensiero
-  sanno prestare attenzione per tempi più lunghi
-  sono quindi predisposti ad un più efficace apprendimento

Perciò è importantissimo leggere, narrare, cantare al proprio bambino fin dai primissimi mesi d'età.
Il suo cervello brulica di stradine neuronali accese e pronte per captare ogni stimolo: ci stupirà nello  sviluppo del linguaggio e nella capacità di raccontare e fare inferenze in età precoce.



Facciamo questo dono di voce ai nostri bambini fin da piccolissimi... 

Innamorarsi dell'arte.Bambini al museo

Bambini al museo

Quando studiavo Museografia e Museotecnica a Venezia, anni 1993-95, durante le lezioni ci facevano notare il fatto che i musei sono innanzitutto "scomodi": sono mucchi di opere raggruppate in sale infinite e tutte uguali...All'epoca pensavo. beh, ora che lo hanno scoperto, faranno qualcosa per migliorare la situazione italiana, viste le molteplici meraviglie che abbiamo...
Illusione di una giovane studente.
per quanto ci siano alcuni rari esempi di eccellenza come il Mart di Rovereto (non proprio interamente inserito nella situazione economica italiana media), all'estero ci superano comunque!


La maggior parte dei musei italiani non è pensata per bambini, mentre sarebbe importante prendere in considerazione l’aspetto pratico e ludico della scoperta e della conoscenza.
Ricordiamo più facilmente ciò che vediamo e ciò di cui facciamo esperienza diretta, oltre che ciò che studiamo sulle pagine di un libro.
E' importante per i bambini vedere, toccare, fare esperienze visive e didattiche insieme.

Nei musei però spesso mancano degli spazi in cui riposare, giocare, elaborare la visita, avere dei percorsi ridotti pensati per loro.


Ma nel lavoro didattico di tutti i giorni con bambini e scolaresche presso musei e mostre di illustrazione, noi operatori del settore cerchiamo di usare tutta la nostra inventiva e capacità comunicativa per interessare piccoli e grandi ascoltatori e "innamorarli" dell'arte.



Gli strumenti per suscitare l’interesse dei più piccoli di fronte a un’opera d’arte sono una forte capacità di comunicare, molta pazienza, capacità di cambiare linguaggio e adattarlo all'interlocutore, e anche una forte passione dell'operatore per il proprio mestiere, per poter trasmettere l'entusiasmo della conoscenza.
E un modo giocoso e vivace di presentare i precorsi, interagendo con gli spettatori.
Lo spettatore deve essere prima di tutto un "attore". (S.Santiano) 

Occorre poi guidarli alla scoperta dell’opera, cercare di incuriosirli, creare un ponte tra ciò che loro già conoscono e i concetti nuovi, tentare di mediare tra l’opera e la loro visione

E' necessario anche lasciare che bambini e ragazzi possano avere dei tempi per osservare da soli, per fare degli schizzi su un taccuino, per discutere fra loro, per creare un piccolo percorso individuale e personalizzato attraverso ciò che li interessa di più.

La durata di una visita per bambini delle scuole elementari può durare da 1 ora a 1 ora e 30, poi sono necessarie delle pause;  possono seguire laboratori didattici sul tema, per fissare e rielaborare le idee apprese.

Consiglio sempre agli insegnanti di considerare i tempi per le pause-merenda:
bambini o ragazzi stanchi dal viaggio e affamati creeranno solo disturbo e non fruiranno appieno delle possibilità di una visita guidata.

Attenzione quindi anche ai bioritmi di bambini e ragazzi, sono fondamentali in ogni situazione educativa.

Libri illustrati:A Story From the Underground Railroad

Il non detto


Unspoken
A Story From the Underground Railroad
Henry Cole


A young girl's courage is tested in this haunting, wordless story. When a farm girl discovers a runaway slave hiding in the barn, she is at once startled and frightened. But the stranger's fearful eyes weigh upon her conscience, and she must make a difficult choice. Will she have the courage to help him? Unspoken gifts of humanity unite the girl and the runaway as they each face a journey: one following the North Star, the other following her heart. Henry Cole's unusual and original rendering of the Underground Railroad speaks directly to our deepest sense of compassion.

Quando una ragazza di campagna scopre uno schiavo fuggiasco che si nasconde nel fienile, lei è al tempo stesso sorpresa e spaventata.
Ma lo sconosciuto dagli occhi timorosi
continua a pesare sulla sua coscienza,
e lei deve fare una scelta difficile.
Riuscirà a trovare il coraggio di aiutarlo?


http://www.henrycole.net/main.php?link=libdetail&sort=date%20DESC&page=/editbooks.php&bookID=111

VIDEO PRESENTAZIONE: https://www.youtube.com/watch?v=voL_dToHjUU








Altre notizie sull'autore:

http://www.friendsacademy1810.org/content/henry-cole%E2%80%94featured-author-illustrator-special-guest-2013-book-fair-and-authorfest


Il laboratorio creativo e didattico: metodologie e buone pratiche



Il laboratorio creativo e didattico a scuola:
metodologie e buone pratiche
A cura di Rossella Giaon pedagogista, formatrice, atelierista

Mi trovo trovo spesso a rispondere a questa domanda: "Perchè non hai fatto l'insegnante a scuola, di professione?"
Riflettendo sulla mia esperienza scolastica alla scuola elementare, al momento di scegliere in quale laurea e quindi in quale futuro lavorativo volevo imbarcarmi, ho pensato che volevo dare qualcosa di più ai bambini di oggi: della scuola mi è rimasta un'idea di incompiuto, di potenzialità ed energie "bambine" che non avevano il completo spazio e tempo di esprimersi, a causa dei "Programmi da seguire", del "Protocollo", degli spazi limitati e classi affollate.
L'unico momento creativo e di gioco libero erano i 10 minuti di ricreazione. E a ben guardare, non è cambiato molto dagli anni '80 alla scuola di oggi  (a parte qualche eccellenza per pura buona volontà di alcuni insegnanti meritevoli che si prendono la briga di migliorare le cose).

Ho pensato perciò che volevo prendermi del tempo per portare qualcosa di diverso nella scuola di oggi: organizzare spazi e momenti creativi, un barlume di "possibilità" per quei bambini che seduti dalle 5 alle 8 ore sui banchi di scuola a fare verifiche segnate con l"Errore" in rosso, devono stare composti e mortificati sui banchi sotto dittatura (perchè con le odierne classi superaffollate l'insegnante spesso si ritrova suo malgrado a dover fare il gendarme);
ho voluto portare sperienze di Gioco nella didattica, suggerendo spazi-tempi-mezzi per avviare laboratori di Immaginazione, per far avviare ingranaggi creativi presenti in ogni bambino.
La cosa che mi rende davvero felice è vedere l'entusiamo e la gratitudine sui volti dei bambini con cui ho lavorato dal 2006 ad oggi.

I laboratori creativi che propongo presso le scuole sono laboratori pensati per sviluppare in modo maieutico le risorse dei bambini, sono pensati per porre domande, dare spunti, non per fornire soluzioni o idee preconfezionate.

Il significato e la cifra delle proposte di laboratorio stanno NEL PROCESSO, NEL GIOCARE, NEL FARE  E DISFARE di Munariana memoria: non nel risultato finito, non nel portare a casa un "lavoretto".
Il bambino non sempre è in grado di realizzare prodotti stilisticamente impeccabili, e chiedergli questo significa ancora un volta farlo sentire "piccolo" e inadeguato. Un bambino ha bisogno di sperimentare, allenarsi: i bambini hanno bisogno di sviluppare la manualità, di gestire la forza, di capire COME fare, prima dell'eseguire prodotti perfetti, ottimi da esibire come "prove" dell'operato in classe, ma proprio per questo troppo "guidati" dall'adulto e quindi poco interessanti.

Ci sono inoltre differenze tra maschi e femmine, nel modo, nei tempi, nei processi.
Perciò durante il laboratorio diamo una regola, ma poi lasciamo LIBERTA' DI SPERIMENTAZIONE.
Il concetto del laboratorio deve essere un'isola di libertà, diversa da un compito in classe.Non deve essere  la richiesta di un ennesimo certificato di abilità.
I tempi sono sempre stretti e limitati, a causa dei fondi ridotti per attività extrascolastiche nelle scuole: quindi i laboratori così strutturati sono certamente difficili da gestire; in effetti perchè ogni ragazzo avvii una propria ricerca creativa, ci vorrebbero tempi lunghi e più liberi, favorendo una pedagogia della "lentezza" e quindi della scoperta autonoma, allora le idee sarebbero ancora migliori.
E tornando alla creatività: pensiamo alla forza creativa dell'ERRORE: se ci prendiamo il giusto TEMPO, lasciando al bambino la possibilità di sbagliare, lasciamo anche la possibilità di riprovare, provare più volte, e costruire dall'"errore". Sbagliando s'inventa: Com’è noto, nella Grammatica della fantasia di Gianni Rodari viene teorizzato l’"errore creativo": un'opportunità per dare spazio all’immaginazione. 
Rodari ricorda alcuni esempi di errori creativi, fra cui quello della scarpina di Cenerentola che invece di essere di vaire, cioè di pelliccia, per un probabile sbaglio di trascrizione, è diventata di verre, cioè di vetro. “In ogni errore giace la possibilità di una storia”.
Nelle sue filastrocche Rodari aveva immaginato un museo degli errori, con tanto di imbonitore all’entrata, “Signori e signore, / venite a visitare / il museo degli errori, / delle perle più rare” (da” Il libro degli errori” ).


I BAMBINI HANNO BISOGNO

I bambini hanno bisogno
di scale,
di corde per saltare, di sfere per misurare il cielo.
I bambini hanno bisogno
di gelati,
di carta e di pennelli per disegnare tutta la fantasia del creato,
le stelle e gli angeli che hanno da poco lasciato.
I bambini hanno bisogno
di porte senza chiavi,
di scivoli nelle piscine azzurre.
I bambini hanno bisogno
di sorrisi, non di sangue e guerre.
I bambini hanno bisogno
di poesia,
di realtà della parola, sbarrata e offesa dai grandi.
I bambini hanno bisogno
di prati verdi, del sorriso di Dio.
I bambini hanno bisogno di te,
uomo,
per ricordarti di essere stato bambino.

(Elio Fiore I bambini hanno bisogno, Interlinea, Novara 1999)