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lunedì 5 maggio 2014

Il laboratorio creativo e didattico: metodologie e buone pratiche



Il laboratorio creativo e didattico a scuola:
metodologie e buone pratiche
A cura di Rossella Giaon pedagogista, formatrice, atelierista

Mi trovo trovo spesso a rispondere a questa domanda: "Perchè non hai fatto l'insegnante a scuola, di professione?"
Riflettendo sulla mia esperienza scolastica alla scuola elementare, al momento di scegliere in quale laurea e quindi in quale futuro lavorativo volevo imbarcarmi, ho pensato che volevo dare qualcosa di più ai bambini di oggi: della scuola mi è rimasta un'idea di incompiuto, di potenzialità ed energie "bambine" che non avevano il completo spazio e tempo di esprimersi, a causa dei "Programmi da seguire", del "Protocollo", degli spazi limitati e classi affollate.
L'unico momento creativo e di gioco libero erano i 10 minuti di ricreazione. E a ben guardare, non è cambiato molto dagli anni '80 alla scuola di oggi  (a parte qualche eccellenza per pura buona volontà di alcuni insegnanti meritevoli che si prendono la briga di migliorare le cose).

Ho pensato perciò che volevo prendermi del tempo per portare qualcosa di diverso nella scuola di oggi: organizzare spazi e momenti creativi, un barlume di "possibilità" per quei bambini che seduti dalle 5 alle 8 ore sui banchi di scuola a fare verifiche segnate con l"Errore" in rosso, devono stare composti e mortificati sui banchi sotto dittatura (perchè con le odierne classi superaffollate l'insegnante spesso si ritrova suo malgrado a dover fare il gendarme);
ho voluto portare sperienze di Gioco nella didattica, suggerendo spazi-tempi-mezzi per avviare laboratori di Immaginazione, per far avviare ingranaggi creativi presenti in ogni bambino.
La cosa che mi rende davvero felice è vedere l'entusiamo e la gratitudine sui volti dei bambini con cui ho lavorato dal 2006 ad oggi.

I laboratori creativi che propongo presso le scuole sono laboratori pensati per sviluppare in modo maieutico le risorse dei bambini, sono pensati per porre domande, dare spunti, non per fornire soluzioni o idee preconfezionate.

Il significato e la cifra delle proposte di laboratorio stanno NEL PROCESSO, NEL GIOCARE, NEL FARE  E DISFARE di Munariana memoria: non nel risultato finito, non nel portare a casa un "lavoretto".
Il bambino non sempre è in grado di realizzare prodotti stilisticamente impeccabili, e chiedergli questo significa ancora un volta farlo sentire "piccolo" e inadeguato. Un bambino ha bisogno di sperimentare, allenarsi: i bambini hanno bisogno di sviluppare la manualità, di gestire la forza, di capire COME fare, prima dell'eseguire prodotti perfetti, ottimi da esibire come "prove" dell'operato in classe, ma proprio per questo troppo "guidati" dall'adulto e quindi poco interessanti.

Ci sono inoltre differenze tra maschi e femmine, nel modo, nei tempi, nei processi.
Perciò durante il laboratorio diamo una regola, ma poi lasciamo LIBERTA' DI SPERIMENTAZIONE.
Il concetto del laboratorio deve essere un'isola di libertà, diversa da un compito in classe.Non deve essere  la richiesta di un ennesimo certificato di abilità.
I tempi sono sempre stretti e limitati, a causa dei fondi ridotti per attività extrascolastiche nelle scuole: quindi i laboratori così strutturati sono certamente difficili da gestire; in effetti perchè ogni ragazzo avvii una propria ricerca creativa, ci vorrebbero tempi lunghi e più liberi, favorendo una pedagogia della "lentezza" e quindi della scoperta autonoma, allora le idee sarebbero ancora migliori.
E tornando alla creatività: pensiamo alla forza creativa dell'ERRORE: se ci prendiamo il giusto TEMPO, lasciando al bambino la possibilità di sbagliare, lasciamo anche la possibilità di riprovare, provare più volte, e costruire dall'"errore". Sbagliando s'inventa: Com’è noto, nella Grammatica della fantasia di Gianni Rodari viene teorizzato l’"errore creativo": un'opportunità per dare spazio all’immaginazione. 
Rodari ricorda alcuni esempi di errori creativi, fra cui quello della scarpina di Cenerentola che invece di essere di vaire, cioè di pelliccia, per un probabile sbaglio di trascrizione, è diventata di verre, cioè di vetro. “In ogni errore giace la possibilità di una storia”.
Nelle sue filastrocche Rodari aveva immaginato un museo degli errori, con tanto di imbonitore all’entrata, “Signori e signore, / venite a visitare / il museo degli errori, / delle perle più rare” (da” Il libro degli errori” ).


I BAMBINI HANNO BISOGNO

I bambini hanno bisogno
di scale,
di corde per saltare, di sfere per misurare il cielo.
I bambini hanno bisogno
di gelati,
di carta e di pennelli per disegnare tutta la fantasia del creato,
le stelle e gli angeli che hanno da poco lasciato.
I bambini hanno bisogno
di porte senza chiavi,
di scivoli nelle piscine azzurre.
I bambini hanno bisogno
di sorrisi, non di sangue e guerre.
I bambini hanno bisogno
di poesia,
di realtà della parola, sbarrata e offesa dai grandi.
I bambini hanno bisogno
di prati verdi, del sorriso di Dio.
I bambini hanno bisogno di te,
uomo,
per ricordarti di essere stato bambino.

(Elio Fiore I bambini hanno bisogno, Interlinea, Novara 1999)

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